Bitcoin sotto pressione: una fase di mercato, non un cambio di paradigma

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17 febbraio 2026 - Staff

L’analisi di CheckSig sul ribasso dei prezzi e sul comportamento degli investitori

Milano, 17 febbraio 2026 - Negli ultimi quattro mesi Bitcoin ha registrato una correzione significativa, con un calo di circa -46% dal massimo storico del prezzo di circa 107.000 euro. Il ribasso dipende da dinamiche di mercato e liquidità, ma è inferiore ai ritracciamenti precedenti e mantiene Bitcoin campione in termini di performance corretta per il rischio.

Drawdown storici e la prospettiva di lungo periodo

L’attuale -46% dai massimi del 2025 configura senza dubbio una flessione rilevante, ma resta sensibilmente più contenuta rispetto alle profonde contrazioni che hanno caratterizzato i cicli precedenti: il crollo del -93% nel 2011, la discesa del -83% dai massimi del 2017 e il -72% registrato nel bear market successivo ai picchi del 2021.

In prospettiva storica, il ritracciamento attuale appare quindi meno estremo rispetto al passato, segnale di una possibile progressiva normalizzazione dei drawdown in un mercato che, pur restando volatile, mostra dinamiche di maggiore maturità.

Guardando al lungo periodo, emerge un dato spesso trascurato: su orizzonti pluriennali Bitcoin ha registrato uno Sharpe ratio (un indicatore che misura quanto un investimento ripaga rispetto al rischio che si assume: più è alto, più il rendimento è favorevole rispetto al rischio) compreso tra 1,5 e 2. Per confronto, le azioni globali si attestano intorno a 0,5 e 0,7 e l’oro tra 0,3 e 0,5.

In diversi intervalli temporali Bitcoin è risultato tra gli asset con la migliore performance corretta per il rischio a livello globale, dimostrando che l’elevata volatilità è stata ampiamente compensata da rendimenti proporzionalmente superiori nel lungo termine.

I motivi della correzione

La dinamica ribassista non è stata casuale, ma deriva da una combinazione di fattori macroeconomici e dinamiche di mercato. Dopo l’elezione di Donald Trump, Bitcoin e il mercato cripto hanno registrato un forte slancio rialzista. Tuttavia, l’annuncio di nuovi dazi statunitensi sulle importazioni cinesi ha innescato, il 10 ottobre 2025, il più grande evento di liquidazioni nella storia del mercato cripto, con 16 miliardi di euro di posizioni a leva spazzate via e un impatto diretto su 1,6 milioni di investitori.

Con la diminuzione dei valori di mercato, infatti, numerose posizioni long - ossia scommesse su un rialzo dei prezzi - hanno superato le soglie di garanzia, scatenando liquidazioni automatiche sugli exchange. Ne è derivata una cascata di vendite forzate che ha amplificato la pressione ribassista. Questa situazione ha reso i prezzi ancora più instabili, accentuando le oscillazioni con brusche variazioni anche nell’arco di poche ore.

Il 30 gennaio 2026 un ulteriore shock ha colpito i mercati dopo la nomina di Kevin Warsh alla guida della Federal Reserve. Le sue posizioni, favorevoli a una riduzione del bilancio della banca centrale, hanno rafforzato le aspettative di minore liquidità, penalizzando gli asset più volatili. In un contesto di tassi elevati e incertezza sulle future decisioni della Fed. Bitcoin si è mosso in parallelo ai titoli tecnologici, confermandosi - in questa fase - come asset “risk-on”.

Il commento di Ferdinando Ametrano

Nelle fasi di stress, Bitcoin tende a muoversi insieme agli asset tecnologici e non viene percepito come bene rifugio. Alcuni analisti ritengono che il grosso delle vendite possa essere alle spalle, mentre altri invitano alla cautela, sottolineando che la liquidità resta ridotta e la volatilità elevata.

Più rassicurante Ferdinando Ametrano, amministratore delegato di CheckSig: ”La volatilità di Bitcoin non è un difetto da correggere, ma una caratteristica intrinseca di un asset scarso ancora in fase di scoperta. Nelle fasi di capitulation il mercato tende a confondere il rumore di breve periodo con fondamentali di lungo periodo che restano invariati, ma l’equivalente digitale dell’oro è qui per rimanere“.

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