20 febbraio 2026 - Staff
Milano, 19 febbraio 2026 - La disclosure di Intesa Sanpaolo su un’esposizione di circa 100 milioni di dollari in ETF Bitcoin, insieme a una strategia di copertura su Strategy, porta sotto i riflettori un fenomeno che nel settore era già evidente: sui crypto-asset le banche europee stanno passando dall’osservazione all’operatività.
Gli operatori più esperti seguono da anni l’evoluzione dell’approccio bancario a Bitcoin e sapevano da tempo che Intesa Sanpaolo investe in strumenti quotati collegati a BTC, prima attraverso ETN, poi tramite ETF. Nel gennaio 2025, la banca ha formalizzato l’acquisto di 11 Bitcoin.
Sempre più istituti, tra cui Intesa Sanpaolo, hanno aperto desk di trading proprietario sul mondo cripto. Mentre il regolatore limitava la possibilità per le banche di offrire servizi cripto alla clientela retail, molte realtà hanno sviluppato esposizioni proprietarie, muovendosi in una logica industriale e strategica di lungo periodo. Le banche, infatti, non hanno potuto ignorare un asset che ha registrato performance straordinarie in 11 degli ultimi 14 anni, imponendosi come uno dei migliori per rendimento nel panorama finanziario globale.
L’evoluzione dell’offerta bancaria europea è stata graduale: dall’esposizione indiretta, alla strutturazione di prodotti e processi, fino a un utilizzo più maturo di strumenti regolamentati per gestire posizioni e rischio. La spinta è internazionale. Il successo degli ETF Bitcoin negli Stati Uniti - con raccolte complessive nell’ordine di decine di miliardi di dollari - ha contribuito a normalizzare Bitcoin come asset allocabile nei portafogli istituzionali.
In Europa, gruppi come Crédit Agricole, Santander, BBVA, Société Générale, BNP Paribas, Commerzbank, Deutsche Bank e Intesa Sanpaolo hanno avviato iniziative che, con modalità diverse, aprono all’operatività su Bitcoin e strumenti collegati. Anche in Italia, UniCredit ha mostrato apertura con prodotti strutturati e con la partecipazione a progetti di stablecoin in consorzio con altre banche. Accanto ai grandi gruppi, realtà più agili come Tinaba, Hype e Revolut offrono esposizione ai crypto-asset da anni.
Il quadro regolamentare europeo è l’altro acceleratore: numerosi operatori internazionali hanno già avviato l’iter MiCAR e tra i primi a muoversi figurano anche grandi nomi del mondo bancario tradizionale come BBVA e Commerzbank. Questo segnala che il mercato si sta strutturando dentro la finanza vigilata, con standard di compliance, governance e gestione del rischio comparabili a quelli degli altri strumenti finanziari.
La “svolta” del 2025, quindi, non è stata l’inizio del fenomeno ma la sua emersione pubblica. Quello che cambierà a breve è soprattutto il canale di accesso: investire in Bitcoin diventerà sempre più naturale tramite intermediari vigilati tradizionali, integrando l’asset all’interno dei servizi bancari ordinari.
Come commenta Ferdinando Ametrano, amministratore delegato di CheckSig: ”Era solo questione di tempo: come già detto più volte, il 2026-2027 segnerà l’ingresso strutturale dei grandi gruppi bancari italiani ed europei in Bitcoin. L’adozione istituzionale è un processo irreversibile“.
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