Se il fondo quotato è sui criptoderivati, cautela necessaria

“Il future, usato in varie strategie, può non replicare i movimenti del sottostante”. Ne discute Vittorio Carlini in un articolo su Il Sole 24 Ore, nel quale è ripotata l’opinion del direttore DGI Ferdinando M. Ametrano.

Riportiamo di seguito il contenuto dell’articolo Se il fondo quotato è sui criptoderivati, cautela necessaria:

Alla fine è arrivato. Anche gli Stati Uniti hanno il loro Exchange traded fund (Etf) sul bitcoin. E altri sono in rampa di lancio. Al di là della “news”, tuttavia, l’investitore (soprattutto retail) è bene che faccia dei distinguo. Certo: «In generale -afferma Federico Izzi, trader esperto in criptovalute – si tratta di una buona notizia. Il passo giusto anche verso la maggiore regolamentazione del settore». Non solo. «Tutto ciò che consente di ampliare la scelta dell’investitore -fa da eco Ferdinando Ametrano, docente di bitcoin e tecnologia blockchain all’Università Bicocca di Milano – deve essere considerato in maniera positiva».

Le differenze

Ciò detto, però, la realtà è più articolata. Per rendersene conto basta ricordare l’impostazione di base del nuovo Ed. Il fondo azione, come alcuni altri già quotati in Canada, ha quale sottostante il future del bitcoin e non direttamente la stessa cryptocurrency. Si tratta di una caratteristica che, «da una parte -sottolinea Ametrano – è chiaramente il risultato di un compromesso al ribasso tra le Authority statunitensi per dare finalmente il via libera al prodotto»; e che, dall’altra, deve essere tenuta in considerazione per le sue implicazioni tecniche. In Europa, a ben vedere, gli Etn basati direttamente sui criptoasset esistono da tempo. «Quest’ultima è un’impostazione, per quanto la notizia in arrivo dagli Stati Uniti sia comunque favorevole – tiene a precisare Andrea Medri, co-fondatore di The Rock Trading -, preferibile a quella che considerai future. I derivati, anche perché usati per strategie differenziate, in generale non sempre replicano correttamente l’asset sottostante».

Future e dinamiche

Già: il rapporto tra Etf, derivati e sottostante. Può pensarsi, rispetto a questa tematica, alla curva dei prezzi futuri dei future. Normalmente – a maggiore ragione con un asset digitale quale il bitcoin che ha un’impostazione strutturalmente rialzista – è una linea inclinata positivamente. Vale a dire: le quotazioni delle scadenze più vicine, contraddistinte in teoria da minore rischiosità, sono inferiori a quelle dei derivati con un termine maggiormente spostato in avanti nel tempo. È ciò che, nella terminologia tecnica, si chiama contango. Ebbene: quando il fondo (con l’approssimarsi della scadenza del future) vende il derivato, si trova poi ad acquistarne uno contraddistinto generalmente da un prezzo più elevato. Di conseguenza, scontando una minusvalenza, la quotazione dell’Etf ha uno scarto al ribasso. Vero: l’Exchange traded fund che ha ricevuto l’ok dalla Sec indica nel prospetto informativo che il rinnovo – il cosiddetto rolling – del sottostante avviene con il future più a breve scadenza. Cioè: dovrebbe essere realizzato con contratti su base mensile. Il che minimizza la dinamica in questione. Inoltre, la strategia d’investimento dell’Etf (il quale diversifica su altri asset) può calmierare la volatilità del bitcoin. Al di ciò, tuttavia, il fenomeno descritto rimane. Così come rimane la probabilità di un altra fenomeno. Nella loro operatività, gli Etf legati ai future indurranno una pressione rialzista alle quotazioni di quest’ultimi. A fronte di un simile contesto la differenza tra i prezzi forward del derivato e il sottostante spot è destinata ad allargarsi. Inutile dire che, in un’ottica di arbritraggio, gli operatori potranno, da un lato, comprare il criptoasset sul mercato spot; e dall’altro, vendere contestualmente i future, lucrando la differenza. Di nuovo un ambito in cui la replicabilità del sottostante da parte dell’Etf legato al derivato non è così immediata.

Psicologia ed investimenti

Ma non è solo questione di future. L’ulteriore elemento che soprattutto l’investitore retail deve considerare attiene alla finanza comportamentale. Chiunque si avvicini all’operatività sulla blockchain, ma anche alle piattaforme accentrate di scambio, percepisce la complessità e rischiosità dei criptoasset. «L’uso degli Etf, al contrario- riprende Izzi-, riduce questa predisposizione. C’è una minore consapevolezza che anche i più completi ed esaustivi prospetti informativi degli Exchange traded fund non riescono a contrastare ». Infine: l’orario del trading. Questo problema, a ben vedere, riguarda tutti i prodotti finanziari legati alle cryptocurrencies scambiati sui mercati regolamentati. Le criptovalute, si sa, non dormono mai. La loro compravendita, ad esempio, prosegue senza sosta nel week end, quando invece le Borse tradizionali sono chiuse. Chi investe in Exchange traded fund sulla cyptoeconomy deve ricordarselo.

Ottobre 19, 2021

Redazione