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Il recente ritracciamento ha riportato Bitcoin vicino ai 60.000 dollari, ma rappresenta un ribasso di contesto e non di fondamentali

Tra la fine di maggio e i primi giorni di giugno Bitcoin ha perso oltre il 15%, avvicinandosi alla soglia psicologica dei 60.000 dollari dopo una fase di forte recupero che aveva alimentato aspettative di una ripresa duratura. Questo ritracciamento, provocato da numerosi fattori, rappresenta però solo un ribasso a livello di mercato e non dei fondamentali che sorreggono il crypto-asset.

I fattori della correzione

A provocare la correzione sono stati quattro fattori principali: il rallentamento dei flussi sugli ETF spot statunitensi, la prima vendita di Bitcoin da parte di Strategy dal 2022, il rinvio delle aspettative di taglio dei tassi negli Stati Uniti e la riallocazione di parte dei capitali verso il settore dell’intelligenza artificiale.

  • Deflussi ETF - Dall’approvazione della SEC del gennaio 2024, gli ETF spot su Bitcoin operano con un meccanismo di creazione e rimborso delle quote che lega direttamente i flussi istituzionali al mercato spot: ogni rimborso netto si traduce in una vendita equivalente di Bitcoin sul mercato sottostante. Tra il 20 maggio e il 10 giugno si sono registrate almeno 13 sessioni consecutive di deflussi netti, per un totale stimato tra 3 e 4,4 miliardi di dollari.

  • Vendita Strategy - Il 1° giugno, Strategy ha comunicato alla SEC tramite filing 8-K la vendita di 32 BTC tra il 26 e il 31 maggio, a un prezzo medio di 77.135 dollari, per un ricavato di 2,5 milioni di dollari. La quantità venduta equivale allo 0,0038% delle riserve totali. L’impatto sul prezzo non è stato proporzionale alla dimensione dell’operazione, ma alla rottura della narrativa del “never sell” che aveva sostenuto il premio di valutazione del titolo MSTR rispetto al NAV delle riserve BTC.

  • Revisione aspettative della Fed - Un contributo importante alla correzione è arrivato dal contesto macroeconomico statunitense. L’inflazione continua a rimanere sopra l’obiettivo della Federal Reserve, ed il mercato ha progressivamente rivisto le aspettative su un imminente allentamento della politica monetaria. La conseguenza è stata un rialzo dei rendimenti dei titoli di Stato americani, che ha temporaneamente ridotto l’attrattività degli asset più sensibili alla liquidità, tra cui Bitcoin.

  • Riallocazione verso l’AI - Allo stesso tempo, una quota crescente di capitale istituzionale si sta concentrando sul settore dell’intelligenza artificiale. L’entusiasmo per le nuove IPO ha attirato una parte significativa della liquidità disponibile sui mercati.

Un ribasso di contesto, non di fondamentali

La correzione in corso è riconducibile principalmente a fattori di allocazione del capitale: una minore liquidità istituzionale, il ridimensionamento delle aspettative sui futuri tagli dei tassi e una serie di eventi che hanno pesato sul sentiment degli investitori. Le caratteristiche fondamentali di Bitcoin (le stesse che ne hanno sostenuto l’ascesa fino ai massimi storici di ottobre) sono rimaste invariate.

Esistono infatti ribassi che riflettono un deterioramento reale dell’asset sottostante. Pochi giorni fa, ad esempio, Zcash ha subito una brusca correzione in seguito alla scoperta di una vulnerabilità nel codice, un evento che ha portato il token a perdere circa il 50% del proprio valore in meno di due giorni. In casi come questi il mercato non sta semplicemente reagendo a un cambiamento del contesto finanziario, ma sta rivalutando il rischio intrinseco dell’asset.

Il ruolo dell’orizzonte temporale

L’analisi storica di Bitcoin mostra una costante: nel corso della sua esistenza l’asset ha attraversato numerose correzioni profonde, arrivando in alcuni casi a perdere oltre il 90% del proprio valore rispetto ai massimi precedenti. Eppure, nessuna di queste fasi ha impedito a Bitcoin di recuperare e raggiungere nuovi massimi nei cicli successivi. Più che il punto d’ingresso, la variabile che storicamente ha determinato il risultato dell’investimento è stata la durata dell’orizzonte temporale.

Anche la correzione attuale sembra inserirsi in questo schema. Il ribasso è stato alimentato da fattori macroeconomici, flussi di capitale e dinamiche di mercato che hanno influenzato il comportamento degli investitori senza modificare le proprietà fondamentali dell’asset.

Chi si espone a Bitcoin con una logica speculativa di breve periodo è inevitabilmente soggetto a questa volatilità. Per chi invece adotta una prospettiva di lungo termine, fasi come quella attuale rappresentano spesso le opportunità più interessanti. Storicamente, infatti, i punti di ingresso più favorevoli non si sono presentati nei momenti di maggiore entusiasmo, ma durante le fasi di incertezza, quando il mercato tende a concentrarsi sui rischi immediati più che sui fondamentali di lungo periodo.

Conclusioni

La correzione non mette in discussione la tesi di investimento su Bitcoin. I fattori che l’hanno innescata sono esterni all’asset e non ne hanno modificato le caratteristiche fondamentali: offerta limitata, sicurezza della rete e assenza di controparte. Gli stessi elementi che avevano sostenuto la corsa oltre i 126.000 dollari restano oggi invariati.

Quando un asset corregge per ragioni endogene (una vulnerabilità nel codice, un cambiamento strutturale della domanda, un deterioramento del meccanismo di consenso) il mercato sta rivalutando il rischio intrinseco di ciò che detiene. Quando corregge per ragioni esogene (liquidità istituzionale ridotta, aspettative macro riviste, effetti narrativi) il mercato sta reagendo al contesto, non all’asset.

Per chi opera con un orizzonte di lungo periodo, è precisamente questa discrepanza che storicamente ha definito i punti di ingresso più favorevoli nel corso degli anni.

Scarica il comunicato stampa

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