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Il Clarity Act punta a dare regole certe alle cripto negli Stati Uniti, dividendo i poteri tra SEC e CFTC: ecco cosa introduce

Il Clarity Act è il tentativo più concreto mai arrivato al congresso statunitense di dare al mercato cripto americano un impianto di regole scritte. La sua approvazione definitiva è ancora in bilico, ma il testo circolato a luglio 2026 lascia intravedere come cambierebbe in profondità il modo in cui negli USA si emettono, si scambiano e si custodiscono i crypto-asset.

Cosa cambia con il Clarity Act: dalla regolazione per enforcement a un quadro di regole

Per anni, negli Stati Uniti, la regola per un’impresa cripto è stata dedurre i propri obblighi dalle azioni di enforcement, dalle transazioni e dalle decisioni dei tribunali. La SEC (United States Securities and Exchange Commission) e la CFTC (United States Commodity Futures Trading Commission) hanno spesso rivendicato competenze sovrapposte sugli stessi asset, senza che fosse chiaro a chi rivolgersi per emettere un token o gestire una piattaforma di scambio.

Il Clarity Act (Digital Asset Market Clarity Act) nasce per sostituire questo modello con una serie di leggi precise. Approvato dalla Camera nel luglio 2025 con un voto bipartisan, definisce quando un’attività digitale è un titolo e quando invece è una merce.

Come il Clarity Act ridisegna i poteri tra SEC e CFTC

Il cuore del provvedimento è una divisione di competenze. Le cripto vengono così ricondotte a 3 categorie:

  • digital commodity: attività il cui valore è intrinsecamente legato all’uso della blockchain, ricondotte alla giurisdizione della CFTC;
  • investment contract asset: attività emesse nell’ambito di una raccolta di capitali, che restano sotto il controllo della SEC;
  • stablecoin di pagamento: token ancorati a una valuta e destinati ai pagamenti, soggetti a una disciplina dedicata, come ad esempio USDT e USAT.

Alla CFTC spetterebbe la giurisdizione sui mercati delle digital commodity; alla SEC resterebbe il controllo sulla raccolta di capitali tramite contratti di investimento e il potere di intervenire contro le frodi.

Il passaggio da una categoria all’altra dipende da un test di maturità della blockchain sottostante: più una rete è decentralizzata e funzionante, più il suo asset si allontana dalla logica del titolo per avvicinarsi a quella della merce.

Il testo tutela inoltre gli sviluppatori che non controllano i fondi degli utenti, sottraendoli agli obblighi previsti per chi trasferisce denaro, e introduce percorsi di registrazione per exchange, broker e dealer.

Il nodo dei conflitti di interesse

Il punto più complesso del provvedimento non riguarda la struttura del mercato, ma il perimetro dei conflitti di interesse. La sostanza tecnica del Clarity Act è infatti largamente condivisa dall’industria; a rallentarne l’approvazione è la disciplina applicabile alle cariche pubbliche. Il testo di luglio 2026 include una norma che limiterebbe il presidente e i vertici del governo nei legami diretti con le cripto: una previsione destinata a decadere nel 2029 e affidata, per l’applicazione, al Dipartimento di Giustizia.

Diversi senatori democratici giudicano insufficiente questo assetto, soprattutto dopo che le dichiarazioni patrimoniali di Donald Trump hanno rivelato oltre 1 miliardo di dollari di guadagni legati al settore. Con la necessità di almeno 60 voti al Senato, l’esito dell’iter dipende oggi non dalla definizione delle regole di mercato, ma dal modo in cui verrà disciplinato il rapporto tra cariche istituzionali e interessi nel settore.

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