Agli Stati Generali dell’Intergruppo parlamentare Asset digitali, blockchain e Bitcoin, Ferdinando Ametrano presenta i lavori del gruppo di lavoro sulla fiscalità. Secondo un recente sondaggio che sarà presentato a breve, il 55% degli italiani è favorevole ad allineare la tassazione delle plusvalenze da cripto-attività a quella degli altri investimenti.
Roma, 24 settembre 2026 - Riportare le cripto-attività nelle regole ordinarie dei redditi finanziari: è uno dei temi principali emersi oggi alla Camera dei Deputati, durante gli Stati Generali dell’Intergruppo parlamentare Asset digitali, blockchain e Bitcoin.
All’evento partecipa Ferdinando Ametrano, CEO di CheckSig, il primo prestatore di servizi per le cripto-attività autorizzato in Italia da CONSOB ai sensi del regolamento MiCAR. Nell’Intergruppo parlamentare, Ametrano è il responsabile del gruppo di lavoro sulla Fiscalità dei digital asset e compliance tributaria. La fiscalità è un tema su cui CheckSig interviene da anni, chiedendo regole chiare e un trattamento coerente con quello degli altri investimenti finanziari.
Il punto di partenza è la differenza di aliquota. Dal 2026, le plusvalenze da cripto-attività sono tassate al 33%, mentre per gli altri redditi finanziari la norma è il 26%.
Le quattro linee di intervento
La base di lavoro dell’Intergruppo delinea quattro interventi principali:
- Aliquota al 26% dal 1° gennaio 2027, come per gli altri redditi di natura finanziaria.
- Deducibilità degli oneri inerenti alla plusvalenza, con la stessa formula già prevista per azioni, obbligazioni e valute estere.
- Compensazione tra strumenti diversi: le minusvalenze su cripto-attività possono essere compensate con le plusvalenze su altri strumenti finanziari, e viceversa, come già avviene tra tutte le altre classi di investimento.
- Rideterminazione annuale del valore di carico al 21%, con la stessa aliquota e cadenza previste per le partecipazioni, al posto delle riaperture episodiche del 2023 e del 2025.
L’impatto sui conti pubblici sarebbe contenuto. Secondo le stime del gruppo di lavoro, la misura inciderebbe meno dello 0,01% delle entrate tributarie dello Stato.
Cosa pensano gli italiani
Il dibattito si inserisce in un contesto di opinione pubblica favorevole. Secondo un sondaggio recente e che sarà presentato a breve, il 55% degli italiani è d’accordo nel tassare i guadagni da cripto-attività come quelli da azioni e obbligazioni. Il 68% ritiene che chi vuole investire in cripto-attività debba essere libero di farlo, assumendosene i rischi. Il 28% degli intervistati, quasi un italiano su tre, ha già un legame con Bitcoin e cripto-attività: li possiede, li ha posseduti o ne segue l’andamento.
“Oggi il fisco penalizza chi acquista direttamente cripto-attività, anche quando si affida a un operatore italiano autorizzato”, dichiara Ferdinando Ametrano, CEO di CheckSig. “La richiesta degli italiani e dell’industria è semplice: riportare questi redditi nel quadro ordinario della fiscalità finanziaria. Non chiediamo un’agevolazione, ma di superare una disparità di trattamento. Questi principi sono stati riconosciuti come validi anche dal viceministro Maurizio Leo nel suo messaggio di saluto all’Intergruppo”.
“Con MiCAR e con lo scambio automatico di informazioni previsto dalla direttiva DAC8, il segmento intermediato è vigilato e tracciato”, ha aggiunto Ametrano. “Il 2027 è il momento giusto per portare regole ordinarie in un mercato che ha ormai regole ordinarie. Un fisco coerente con gli altri strumenti rafforza la scelta di affidarsi a operatori regolamentati, a tutela dei risparmiatori. È su questa base che vogliamo contribuire al confronto parlamentare”.

