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Come si forma la remunerazione dello staking e perché cambia tra le due reti.

Lo staking protocollare su Ether e Solana viene spesso descritto come una rendita passiva, ma è qualcosa di più preciso: la remunerazione riconosciuta a chi contribuisce a mantenere in funzione una blockchain Proof-of-Stake. Capire come nasce quel rendimento e perché differisce tra le due reti è il primo passo per valutarlo con criterio.

Lo staking non è un interesse, ma un lavoro retribuito

Nelle reti Proof-of-Stake l’aggiornamento della blockchain non richiede la potenza di calcolo del mining, ma un impegno di garanzia. Chi partecipa dà in pegno una quantità della stessa cripto, a dimostrazione dell’onestà con cui svolgerà il lavoro di validazione. Più alta è la garanzia, maggiore è il coinvolgimento nella rete e la retribuzione corrispondente.

La logica è punitiva, non preventiva: un comportamento scorretto può comportare la confisca di parte del collaterale. È qui che lo staking protocollare si distingue nettamente dalla semplice detenzione. Il rendimento non è un interesse concesso da un intermediario, ma il compenso per un servizio reso al protocollo, che allo stesso tempo ne rafforza la sicurezza.

Ether e Solana: perché il rendimento più alto non è sempre il migliore

Sulla carta, Solana appare più generosa. Il rendimento nominale oscilla intorno al 6-8% annuo, contro il 3-4% di Ether. Ma il dato nominale racconta solo metà della storia.

Solana emette nuovi token a un ritmo ancora elevato, vicino al 5-6% l’anno, in calo progressivo verso una soglia di lungo periodo dell’1,5%. Al netto di questa diluizione, il rendimento reale si assottiglia sensibilmente. Ether segue una logica opposta: emissione contenuta, intorno all’1%, e un rendimento nominale più basso che tuttavia si traduce in un rendimento reale spesso comparabile o superiore.

Il confronto tra le due reti mostra così due modelli economici distinti.

Cosa significa per chi detiene Ether e Solana

Restano poi differenze operative rilevanti. Ether richiede 32 ETH per attivare un validatore, un ostacolo che la soluzione del servizio di staking di CheckSig supera aggregando i fondi di più clienti; Solana non prevede un importo minimo di SOL e ad oggi non applica penalità di slashing a livello di protocollo.

Letto in questa prospettiva, lo staking protocollare aiuta a preservare la propria posizione sulla rete. Con l’emissione di nuovi token, chi detiene Ether o Solana senza fare staking tende a vedere diluita nel tempo la propria quota; partecipando, quel valore viene recuperato almeno in parte.

Sono dettagli tecnici, ma incidono sul profilo di rischio e sulla liquidità. La domanda, allora, non è soltanto quanto rende lo staking o come funziona, ma quale rete remunera in modo più sostenibile il lavoro di chi la sostiene.


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